12/01/2018

Intervista a Mariavittoria Antico Gallina

Sara Gambirasio e la Prof. Antico Gallina discutono gli ultimi dettagli dell’intervista…

Vi proponiamo di seguito la piacevolissima intervista che l’autrice del nostro libro “Gli uomini ci spiegano cose che sappiamo giàMariavittoria Antico Gallina, ci ha gentilmente rilasciato, per far conoscere al pubblico il suo libro, ma soprattutto un pezzo di se stessa!

Provi a dare una definizione “secca” del suo libro.
Una definizione secca! Potrebbe identificarsi con un titolo: “Ancora di salvezza”, “Stringimi la mano”, “Non sei sola”. Il libro vuole proporsi come ascolto, come sostegno consolatorio e anche come chiave di lettura, attraverso ironia e sarcasmo, per alzare la testa oppure per vivere la consapevolezza di amori tanto generosi da portare a confondere la percezione di sé con lo strumento di un dono senza condizioni.
Ho inteso comunque anche condurre attraverso battute e sorrisi, a qualche riflessione, perché forse solo o soprattutto attraverso l’ironia è più facile per il lettore recepire il controsenso di talune vicende, private e pubbliche, di quotidiana amministrazione come il manchevole riconoscimento del principio di uguaglianza.

(Cosa possono fare due donne, due amiche di lunga data, costrette ad aspettare l’arrivo del meccanico…e delle loro dolci metà… se non “scaldarsi” con un’abbondante dose di chiacchiere? Sarà questa l’alibi che le porterà a riscoprirsi e ad esplorarsi vicendevolmente, sulla scia di una salubre ventata di ironia e sarcasmo, ma anche di immancabile acuta sensibilità che solo le donne, nel bene o nel male, sono in grado di lasciar emergere).

Un libro che ruota tutt’attorno al mondo femminile. Scritto da una donna (come forse solo una donna che, come lei, è moglie, madre, nonna, amica, una professionista affermata e dalle mille sfaccettature, poteva concepire) per le donne (ma non solo): qual è il suo messaggio per le lettrici? (Più volte, infatti, si rivolge al suo pubblico attraverso la voce della protagonista narratrice).
L’apertura verso l’ipotetico lettore mi ha sempre coinvolto ed è una caratteristica del mio stile: mi piace pensare di parlare ad alta voce con un mio interlocutore, tanto che durante la scrittura ho frequentemente la sensazione di recitare davanti al mio lettore la parte che sto scrivendo. E’ bellissimo, credimi! Il lavoro della scrittura mi ha sempre fatto grandi doni: questo è uno dei tanti.
Il mio intento è e resta quello di aprirmi verso la protagonista – che poi è lo stesso che dire ‘le lettrici, tutte ugualmente protagoniste’ – per instaurare proprio il dialogo diretto e per attivare quell’ascolto che mi risulta facile e facilitato dalla vena sarcastica che mi permette di spogliare le vicende che osservo degli inutili orpelli e che arriva al succo delle questioni.
E la donna ha così spesso bisogno di ascolto, di partecipazione!. Lo dice già la Prefatrice e con cognizione di causa, visto che è una psicologa.

Come le è nata l’idea di scrivere un libro di questo tipo? Ci racconti un po’ la genesi.
E’ una sorta di “amusement” che mi è preso altre volte, quando, ad esempio, ho scritto per il primo compleanno del mio primo nipotino “Dalla parte delle mamme. Pensieri della buonanotte per madri stressate”, sulla eco del noto “Dalla parte delle bambine”.
Dedicato ai genitori in genere e soprattutto alle mamme, alle loro corse giornaliere al servizio di neonato, bimbo, adolescente, marito, ai momenti di alienazione dai quali ci si può riprendere parlando con una amica oppure scrivendo o ironizzando. Il racconto era meno forte, più ridanciano, più leggero rispetto a questo nuovo libro, che nuovissimo non è, visto che i primi episodi risalgono nel tempo.
Devo ammettere che il ‘là’ mi è stato offerto proprio dai miei familiari attraverso qualche situazione davvero ridicola, se vista in contrapposizione alla serietà di comportamento dei protagonisti.
Il racconto – ma potrei dire la cronistoria dei rapporti familiari – si è dipanato proprio in itinere,un itinerario di alcuni anni durante i quali ho osservato, raccolto appunti, ascoltato, trascritto, considerato e riflettuto, e poi limato, enfatizzato, talora‘caricato’ situazioni che mi si proponevano anche casualmente, da parte di amici, conoscenti, estranei. Mi è piaciuto, anche per diversificare e spezzare la storia raccontata, ripercorrere e fissare qualche punto della plurisecolare vicenda delle donne, una vicenda che è lungi dalla sua conclusione.

E di lei, Mariavittoria Antico Gallina, cosa c’è nel testo? Più il contenuto o lo spirito?
Direi entrambi, anche se non si tratta di una autobiografia. Non è la storia della mia vita privata -per quanto qualche aneddoto mi appartenga -ma la storia della vita comune, quella di tanti se non di tutti. E’ inevitabilmente autobiografico nel senso che la scrittura riflette quel bagaglio di esperienze e di sentimenti che costruisce la persona; è autobiografico nel senso che la capacità di rileggere gli eventi con ironia e di raccontarli, ad amici e parenti, quasi come una esilarante commedia ha sempre fatto parte di me e mi accompagna tuttora.
Chissà! Per sdrammatizzare, per tollerare, per superare …ma anche perché in una infinità di casi la disuguaglianza, l’ingiustizia, la scorrettezza, il mancato rispetto, rasentano tanto l’assurdo da diventare un ‘non sense’, come lo sono certe filastrocche, o scenette a tal punto sconcertanti da suscitare insieme al compatimento verso l’imperturbabile maschio un amaro, sarcastico sorriso di fronte a certe ‘irrecuperabilità’, a certe ‘ arretratezze’ e all’incapacità di comprendere quanto gli uomini perdano della vita!.
Tengo a rimarcare che, come ho scritto alla conclusione del libro, autobiografica è la descrizione direi ‘sensoriale’ di quella mia campagna che tra infanzia e adolescenza ha formato la mia personalità più di quanto non sia stato fatto, paradossalmente, dai miei genitori. Questa nota completamente ‘mia’ è volontariamente rimarcata da quel gioco di specchi per cui la protagonista, Costanza, racconta la stessa campagna, con le stesse modalità descrittive.
Che Costanza sia la narratrice?  Che la narratrice soffra di uno …sdoppiamento di personalità? Ma ha poi importanza? Più importante credo sia, specie in questo nostro tempo storico, così duro, scarno e depauperato di tanti valori, riconsiderare il trascurato: la bellezza della natura e delle proprie esperienze sensoriali. Non si pagano…sono gratuite.

La dedica a suo marito è davvero toccante e sprigiona il fortissimo e palpabile sentimento che vi lega. Ma al di là dell’amore della sua vita, c’è qualcuno, magari proprio una donna, a cui vorrebbe rivolgere e  – se potesse – far proprio recapitare la sua opera? E se sì, perché?
Voglio puntualizzare che “il palpabile sentimento”, come hai scritto tu, ‘ci lega’, è indistrutto e indistruttibile. Ci facciamo compagnia, siamo insieme!
Detto ciò, non ho una precisa referente: le referenti sono le donne e, possibilmente, anche gli uomini, per quanto oggettivamente faccia un po’ fatica a immaginare un uomo che legga questo libro e soprattutto che lo legga fino in fondo e che, magari, lo capisca anche!

Si è ispirata, invece, a qualche personaggio femminile in particolare? Magari anche della letteratura…
No, non ho tratto ispirazione da alcun personaggio particolare: mi sono ispirata alla vita che ci circonda e che ha espresso attraverso la letteratura una infinità di figure feminili dalla condizione analoga. In realtà, possiamo verificare che cambiano le mode, gli stili, la lingua, ma nella lunghissima durata del disorientamento sociale, la contrapposizione di genere non muta se non nelle tinte, più o meno forti. Io mi sono soffermata a osservare, considerare e registrare episodi e situazioni in cui la protagonista è la donna.

E a tal proposito, visto che di “fogli e parole” stiamo trattando, qual è la sua “educazione letteraria” (non scolastica, ma da bibliofila)?
Il tempo della libera lettura – o della lettura di libera scelta – è sempre stato per me limitato e condizionato fortemente dalla mia professione, che di necessità mi ha indirizzato e continua a indirizzarmi verso contenuti mirati, tecnici,legati alle tematiche del mio Insegnamento, della ricerca scientifica che continuo a svolgere. Non amo poi quella letteratura contemporanea di eccessiva fantasia e costruzione, cui preferisco scritti fondati sulla documentazione, inchieste, descrizioni di diversificazioni culturali. Non amo quella letteratura infarcita di episodi di violenza, su donne, su bambini: pare quasi che se non si infila un episodio di pedofilia o simili si sia oggi convinti di un calo nelle vendite di un  libro!
Nelle letture ruoto comunque sempre intorno alla donna, dall’antichità, al medioevo, ad oggi, ai caratteri delle società di appartenenza, alle relazioni interpersonali. Da qui nasce anche l’interesse per la sociologia e per l’aspetto urbanistico, che è uno delle espressioni più evidenti di ruoli, funzioni e caratteri delle comunità. Nasce anche l’interesse verso la dimensione religiosa, che travalica il limite dell’essere terreno e si spinge verso le ricchezze della spiritualità.

Secondo lei, la letteratura è ancora in grado di far breccia nella sensibilità umana, anche in quella non troppo avvezza ai libri?
Assolutamente sì: basta che la si… voglia incontrare. Un aiuto penso sia la lettura in pubblico, una modalità oggi frequente presso circoli, biblioteche, librerie, caffè letterari, che vivacizza e stimola al confronto.

Il suo libro viene distribuito anche in formato ebook: cosa ne pensa di questa nuova tecnologia? Sulla base di quello che – so per certo – ha scrutato, scoperto e valutato in prima persona anche negli ultimi periodi in cui ha visto “concretamente” venire alla luce il suo testo-digitale, crede che il futuro dei lettori sia agevolato se indirizzato su questa via? Rifletta ad alta voce con noi!
Mi riallaccio alla risposta precedente. La modalità ebook, semplificando l’approccio al libro – e anche al suo acquisto, dal momento che non costano poco per quanto distribuiti anche nei supermercati! – , attrae un maggior pubblico e avvicina a una lettura più sciolta, fattibile ovunque con minor problemi. Certo, permane il fascino del cartaceo, della sua corporeità, dal profumo della carta stampata alla grafica o alla preziosità di talune copertine, alle pagine bianche che credo rappresentino una mia peculiarità e che avrei inserito in una versione cartacea, così come ho già fatto per altri libri. Almeno per ora, il formato ebook limita in questo senso l’entrata diretta del lettore nel testo, sicché possa quasi colloquiare con il narratore-autore.

Domanda pseudo-provocatoria: che cosa è per lei il femminismo? Ha ancora ragion d’essere? Lei si sente una femminista?
E’ proprio provocatoria. Non sono femminista se le femministe negano l’esistenza di una differenza femminile, tentando così di ridurre la condizione marginale della donna nelle società che continuano a essere maschiliste, senza considerare che, come scriveva Sylviane Agacinski, “ciò che fonda la parità è l’universale dualità del genere umano”. E’ questa che diventa fonte di significato. Ecco, quel tipo di femminismo non mi si confà più, perché la differenza spinge ciascuno alla coesistenza con l’altro, alla collaborazione e alla vera integrazione senza competitività o conflitto, e al convincimento che nessuno, e tantomeno l’uomo, possa rappresentare la perfezione dell’”essere”.
Penso che purtroppo ci sia ancora tanto da lavorare: dalla mentalità maschile al  recupero e alla trasmissione di valori credibili, praticati in seno alla famiglia, che, come è stato scritto, è il “luogo di promozione della responsabilità”. Bisogna ‘investire’ di più e diversamente sui nostri figli, anche con l’aiuto delle istituzioni, e può essere che un giorno venga davvero alla luce la parità.

C’è qualche domanda che vorrebbe che le si fosse rivolta e che non le ho ancora fatto?… La prego, parli liberamente…!
Se mi si chiedesse se ho in cantiere altro, risponderei che attualmente nel cassetto ho racconti brevi, alcuni melanconici e d’introspezione, ma più spesso con quel taglio ironico che evidentemente mi è congeniale e mi diverte.
Un mio desiderio invece è quello di conoscere le reazioni delle lettrici: se oltre al divertimento, hanno tratto qualche giovamento, qualche suggerimento; se sono state capaci di coinvolgere i mariti, i compagni – e come hanno reagito – ; se i figli sono riusciti a leggere qualche pagina e se le donne, mie lettrici, sono riuscite a fare proprio questo libro iniziando a scrivere la loro quotidianità e a riflettere.

Per concludere: vuole fare una augurio speciale (e non banale! Lei è tutto meno che una persona scontata!) alle donne e uno, altrettanto unico, agli uomini?
Da cattiva potrei dire agli uomini: rassegnatevi…non ce la farete mai a raggiungerci. Usate le maniere forti per stare avanti a noi, ma in realtà siete sempre dietro di noi!
Anche alle donne, però, dovrei dire: rassegnatevi! Loro sono così e dubito possano cambiare. Ce l’hanno nel DNA quell’impulso all’autoaffermazione più o meno violenta. Cerchiamo noi donne, viste le capacità innate, di opporre difesa, magari con corsi di Karate e, nei casi meno gravi, buttando verso l’ironia le numerose manchevolezze di uomini della cui debolezza siamo pienamente coscienti : possiamo allora decidere di amarli, ma senza diventarne madri o, peggio ancora, succubi.
Un ultimo augurio che vorrei trasmettere è lo stimolo verso la scrittura, quale che sia: sgrammaticata o forbita, strutturata o scomposta, casuale, purché si scriva. E’ la magia che ci aiuta a guardarci dentro e fuori, a sentirci consapevoli di noi stessi, a definire chi noi esattamente siamo e cosa effettivamente vogliamo.

Ringraziamo davvero di cuore Mariavittoria, persona davvero squisita, anche oltre la cattedra universitaria e che – permettetemi l’appunto personale – ho veramente imparato a stimare ed apprezzare ancora di più in questo ultimo periodo. Una donna di cuore a cui auguro di non perdere mai l’entusiasmo e la voglia di smuovere il suo mondo. Che riesca a sorridere sempre e che insegni ancora le sue molteplici passioni a chi avrà la fortuna di viverle accanto. Per gli anni tra un’aula fredda e il laboratorio di archeologia, per le chiacchierate al 4° piano, per le lunghe email e per tutto il resto…grazie Prof.

Sara Gambirasio


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12/01/2018

Autrice: Mariavittoria Antico Gallina

Mariavittoria Antico GallinaInnata l’attitudine alla narrazione e all’uso della parola poetica di Mariavittoria Antico Gallina, docente universitario e direttore di collane scientifiche. Antiquariato minore. Guida all’acquisto, alla lettura, alla conservazione, al collezionismo dell’oggetto d’arte (1992, Mursia) risponde al gusto colto per l’arte, mentre all’infanzia destina Filastrocche tiritere ninnenanne (1987, 1995) e Come organizzare una festa (1994), editi da La Spiga. Con Ambarabà ciccì ciccò (2008, Modern Publishing) raggiunge il fine didattico mescolando di nuovo filastrocche regionali e proprie con il dialogo vivace con il lettore; con Organizziamo una festa. Feste Mostre Collezioni (2009, Modern Publishing) dilata le occasioni di gioco verso forme insolite ma più coinvolgenti, come allestire delle ‘mostre’, iniziare una collezione, scrivere una scenografia. Dalla parte delle mamme ovvero Pensieri della buonanotte per madri stressate (2006, Otma Edizioni) raccoglie spassosi aneddoti sulla ‘dura vita di madre’. Per l’Editore Zedde pubblica Le stanze del silenzio (2009), un libro-diario incentrato sull’esperienza del lutto, che è però anche una lettera d’amore dedicata al marito Enrico, scomparso l’anno prima.

Vincitrice di Premi letterari (Agenda dei poeti 2003; A.U.P.I. 2006; Triuggio 2007, sez. “Poesia inedita” e “Valorizza il territorio”), ha visto pubblicate tre raccolte di liriche dalla Prometheus, Milano (Forse, domani, collana Eos, 23, 1994; Interludi chiaroscurali, Eos, 42, 2001; Voci di brezza leggera, Eos, 60, 2008) e il racconto L’azzurra finestra di Emmalisa, in Versi e parole. Il meglio del Premio letterario 2010, 11° edizione, Milano 2011, pp. 40-51.

Per la Ericlea ha pubblicato il volume Gli uomini ci spiegano cose che sappiamo già. Dialogo su donne alfa, femminismo, ribellione, famiglia e tacchi alti,  che potete acquistare in formato cartaceo o ebook a questo collegamento.

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3/04/2015

Autore: Paul Rebillot

Paul Rebillot con Andreas Barella, curatore del volume in italiano

Paul Rebillot con Andreas Barella, curatore del volume in italiano

Paul Rebillot (1931-2010) è considerato un pioniere della psicologia umanistica, e una delle più innovative voci nel panorama psicologico-esperienziale americano e mondiale. Nato a Detroit, è stato insegnante di teatro alla Stanford University di San Francisco. Nei primi anni 70 si specializza in conduzione di gruppi e in terapia della Gestalt allo Esalen Institute di Big Sur con John Lilly, Stanislav Grof, Dick Price e Will Schutz. L’incontro e il lavoro con Joseph Campbell spingono Rebillot a sviluppare dei moderni riti di passaggio che uniscano lo spirito catartico e curativo dell’antica tragedia greca con il bisogno di significato archetipico della società contemporanea.

Conosciuto negli Stati Uniti come l’erede di Joseph Campbell, nel 1974 sbarca in Europa con il Viaggio dell’Eroe, e per quasi quattro decenni lo propone con grande successo in numerose nazioni europee: Svizzera, Italia, Germania, Francia, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Austria.

Rebillot sviluppa altri seminari esperienziali tra i quali ricordiamo “Morte e Risurrezione”, “Il Viaggio degli amanti: alla ricerca della donna e dell’uomo interiore”, “Conosci la tua Ombra”. Nel 1988 fonda in Svizzera la School of Gestalt and Experiential Teaching nella quale si formano professionisti delle professioni d’aiuto che lo assistono nel suo peregrinare su e giù per l’Europa. Ritiratosi permanentemente nella sua casa di San Francisco nel 2008, Paul Rebillot muore circondato dagli amici più cari, nel 2010 all’età di 79 anni.

La Casa editrice Ericlea ha pubblicato Il Viaggio dell’Eroe di Paul Rebillot.
La pagina Wikipedia su Paul Rebillot (in inglese)

 

24/03/2014

Diego Bernasconi, Simona Torriani, Valentina Pellandini

Diego BernasconiNel 1971, anno della morte di Igor Stravinskij, Fernandel e Jim Morrison, sotto il solleone estivo dei Mondiali di ciclismo a Mendrisio nasce Diego Bernasconi. L’anno seguente viene fondata la “Compagnia Comica dialettale” di Mendrisio, noto gruppo teatrale ticinese e insubrico, creato dai genitori di Diego: Gianna e Rodolfo Bernasconi. Complice la creazione quasi contemporanea di queste due essenze (lui e la Compagnia), gran parte dell’infanzia di Diego non può che trascorrere tra copioni, palcoscenici, camerini e sipari.

 

 

Simona Torriani

Tutto procede tranquillo fino al 1979 quando, durante il periodo pasquale, viene al mondo Simona Torriani. Subito affascinata dagli idiomi e quindi dalla comunicazione in generale, a tre anni parla già correttamente due lingue (italiano e dialetto ticinese).

 

 

 

foto libro

Siamo agli inizi del 1982 e la popolazione mondiale, felice e meravigliata, viene affiancata da Valentina Pellandini, la quale trascorre gran parte dell’infanzia tra morbidi e coloratissimi gomitoli di lana nel negozio della mamma. Inseguendo questi sogni magici e colorati alla fine degli anni novanta inizia il Liceo Artistico “Frattini” di Varese, anno in cui Simona consegue la maturità liceale a Mendrisio e Diego scrive la sua prima commedia dialettale “I Quaiott” assieme al papà Rodolfo, per la Compagnia Comica (in precedenza aveva già scritto altri pezzi per altre compagnie). Quando va in scena questa rappresentazione a Mendrisio, Simona si vede costretta a varcare le Alpi per continuare a studiare e approfondire le proprie conoscenze. All’università di Zurigo studia alla facoltà di filologia,  laureandosi nel 2004 in linguistica e letteratura italiana e tedesca. Valentina intanto è passata all’Istituto Europeo di Design di Milano, sezione illustrazione, dove rimane completamente affascinata e ispirata da tutto ciò che le viene mostrato. Il ritorno in Ticino di Simona coincide con le ultime repliche di “Palmira mon amour”, la più recente commedia dialettale per il teatro scritta da Diego. Simona continua ad affrontare nuove sfide, perfezionando le lingue già apprese e affrontando il norvegese e il russo. La passione per il dialetto, la musica popolare, il territorio e le tradizioni del proprio paese non la lasciano mai. Diego, dopo aver scritto con Mirco Valtulini un libro in cui si spiega il “Larpa iudré” (idioma criptico di Mendrisio), crea un simpatico DVD dove si possono seguire le prime 10 lezioni per imparare questa “lingua”.  Successivamente ad uno spettacolo per bambini organizzato a Mendrisio con musiche di Prokofiev e Mussorsky, Diego cura una mostra che espone più di cent’anni di edizioni di giornali di carnevale di Mendrisio: “La vera storia di Mendrisio”. Valentina nel frattempo apre un piccolo Atelier nel nucleo di Mendrisio e lo chiama “Magicomondo”.

In seguito, contattato da una casa cinematografica appena giunta nel borgo, Diego scrive la sceneggiatura del film per il cinema intitolato “La Palmira, ul film”, Simona fa i sottotitoli in tedesco e Valentina ne sposa il regista!

La passione dei nostri autori per la lettura, il territorio e la vita nonché la loro voglia di far divertire divertendosi è innegabile. Da qui la prima collaborazione per questo “libro”.

Per la casa editrice Ericlea, Diego, Simona e Valentina hanno pubblicato “Lutto alle pompe funebri

21/11/2011

Autrice: Claudia Crivelli

Foto di Annick Romanski Claudia Crivelli Barella

È nata il 3 maggio 1968. Sposata con Andreas dal 1992, ha tre figlie.
Vive a Mendrisio.
Passioni: leggere, scrivere, osservare il bosco, l’acqua e il cielo.
Professione: psicoterapeuta.
Formazione: studi in letteratura, laurea in pedagogia con indirizzo in psicologia generale, scuola di psicoterapia cognitiva.
Segni particolari: i piedi per terra, la testa fra le nuvole.

 

IL SUO BLOG SULLA FAMIGLIAhttps://www.cooperazione.ch/blog/la-stanza-di-claudia/
IL SUO BLOG POLITICOhttp://www.crivellibarella.info/

Per la Casa Editrice Ericlea ha pubblicato il volume “È martedì Claudia” di cui trovate una descrizione qui.